Binge eating disorder

    Aspetti clinici, nosografici e terapeutici Disturbi della condotta Alimentare /

Tra le affezioni psichiatriche e psicologiche della nostra epoca, i disturbi del comportamento alimentare hanno assunto negli ultimi decenni un rilievo clinico e sociale di dimensioni preoccupanti. Anoressia, bulimia ed obesità sono argomenti fin troppo familiari, sostenuti dall’equazione corpo perfetto = vita perfetta.

I confini tra i disturbi della condotta alimentare e quelli, relativi all'immagine corporea, sono spesso complessi da tracciare. Per stabilire, in che modo ci si possa difendere o curare, è importante considerare, che può esistere coesistenza tra i due.
La perdita di peso nel tentativo di raggiungere l’immagine corporea ideale, rappresenta qualcosa che va oltre alla diminuzione di centimetri o chili. Un aumento ponderale determina sensazioni di frustrazione e auto-svalutazione. Un calo, al contrario, accresce il senso d’autocontrollo, la fiducia personale e l’autostima. Il successo o il fallimento nella sorveglianza del peso, diviene quindi, un simbolo della capacità di dominare la propria vita.

Secondo le più attuali osservazioni epidemiologiche, nel mondo occidentale i disordini del comportamento alimentare sarebbero in considerevole e costante aumento. Statistiche recenti stimano come 500.000.000 i soggetti che al Mondo hanno problemi alimentari.
 

Solo in Italia circa l'1% della popolazione adolescenziale soffre di anoressia, tra l'1% e il 5% di bulimia e tra l'8% e il 15% presenta condizioni in cui si evidenziano disturbi alimentari importanti, o comportamenti indicatori di rischio.

L'età d’insorgenza del disturbo del comportamento alimentare è calcolata in genere tra i l4 e i 18 anni, con una netta prevalenza femminile (circa l’ 85% fra le donne e il 15% fra gli uomini). Questo dato si riflette anche nella letteratura:l'80% dei lavori scientifici riguarda l'anoressia, che per le più evidenti conseguenze sul piano psicofisico e socio-familiare e in quanto situazione patologica incontrollabile, evoca in chi l'osserva, fantasmi di morte.

Dati recenti indicano che i disturbi alimentari nella fascia d’età tra i 12 e i 15 anni, colpiscono dieci giovani su cento, in genere ragazze, anche se comincia ad emergere una nuova condizione: a soffrire di bulimia ed anoressia, non è più solo il genere femminile, ma nella misura del 15%, anche quello maschile.
I fattori in gioco sono di tipo familiare (abitudini di vita, aspetti relazionali ecc.), individuale (carattere, maturità, autostima ecc.) e socioculturale (con conseguenze facilmente immaginabili per la qualità della vita che risulta seriamente compromessa.
Gli individui generalmente hanno paura di ingrassare, o di vedersi grassi e tendono quindi a vergognarsi, o a non voler ammettere alcune patologie. Un tale comportamento ostacola gli attuali sistemi diagnostici atti ad investigare su questo genere di problematiche. Per impedire ciò, è opportuno intraprendere un percorso personale, che innanzitutto, aiuti il soggetto ad accettare il proprio corpo.

Sino alla fine degli anni ’70 l’unico disturbo del comportamento alimentare (DCA) per il quale esistevano precisi criteri diagnostici era l’anoressia nervosa (AN); solo successivamente il DSM-III ha introdotto la diagnosi di bulimia nervosa.

Più recentemente con l’introduzione del DSM IV è andato diffondendosi un sempre maggiore numero di casi che non rispondevano ai criteri diagnostici per AN o BN e che hanno ricevuto diagnosi di DCA non altrimenti specificato (NAS).

All’interno di questi casi sono stati identificati soggetti che a differenza dei pazienti affetti da bulimia non utilizzano strategie compensatorie atte a ridurre l’incremento di peso, ma che intraprendono con eccezionale frequenza abbuffate alimentari con le stesse caratteristiche fenomeniche della BN.

Ad essi viene attribuito un disturbo denominato Binge Eating Disorder (BED) (Disturbo Da Alimentazione Incontrollata) che ha suscitato, negli ultimi anni, un crescente interesse per il suo stretto legame con l’obesità.

Binge Eating può trovare la traduzione italiana con "abbuffata compulsiva", anche se letteralmente, significa cedere alla tentazione di mangiare.

Esso fu individuato da Stunk nel 1959 nei suoi studi su sottogruppi di pazienti obesi che presentavano come sintomo peculiare il Binge Eating, caratterizzato da una crisi compulsiva in cui veniva ingerita una grossa quantità di cibo accompagnata da una sensazione di perdita del controllo; nel 1992 Spizer ne riconobbe una entità clinica a se stante.

A tutt’oggi, questa espressione viene usata sia per indicare il sintomo che un complesso sindromico, cosiddetto "binge eating disorder" caratterizzato, come la bulimia, da crisi di ingordigia, bramosia irresistibile per il cibo, che causano marcato disagio individuale, ma non associati ai meccanismi di compenso tipici della bulimia quali emesi autoindotta, abuso di lassativi, digiuno e/o eccesso di esercizio fisico.

Come conseguenza, per quanto riguarda il peso, la prevalenza di questo disturbo aumenta con l’aumentare del BMI: a un BMI compreso tra 25 e 28 il disturbo è presente nel 10% dei casi, a un BMI tra 28 e 31 nel 15% e tra 31 e 42 nel 40%.

 Il riconoscimento di questo disturbo e la sua differenziazione dalla bulimia è avvenuto mediante l’osservazione di casi sia nell’ambito della ricerca che dell’esperienza clinica (Fairburn, 1992), e negli ultimi anni si è andato rivolgendo maggiore interesse verso questo tipo di patologia per il numero crescente di casi riportati dalle ricerche epidemiologiche.

EPIDEMIOLOGIA

L’esatta prevalenza di questo disturbo tra i soggetti obesi non è del tutto nota. I primi studi, che usavano questionari autosomministrati, riportavano una prevalenza tra i pazienti che richiedono un trattamento per l’obesità del 20-30%. Studi più recenti, che hanno usato interviste semistrutturate e una metodologica diagnostica più accurata, hanno trovato, nella popolazione clinica degli obesi, una prevalenza molto più bassa del disturbo (circa il 3%). Per quanto riguarda la prevalenza del BED nella popolazione non clinica gli studi effettuati evidenziano una prevalenza variabile dallo 0,6% al 3%. Il disturbo colpisce più le donne che gli uomini (il rapporto è di 3 a 2) e, a differenza della bulimia nervosa, i bianchi e gli afroamericani in eguale misura.

Il BED è un disturbo relativamente raro nella popolazione generale con una prevalenza variabile a seconda degli studi, compresa tra 0,7 e 4,6%, al contrario risulta essere comune nei pazienti che seguono trattamenti per l’obesità. I tassi di prevalenza tendono a crescere proporzionalmente all’entità del sovrappeso.

A tal riguardo, recenti statistiche riportano una prevalenza di BED pari al 16% nei soggetti che si sottopongono a programmi di dimagramento non medici, al 30% nei pazienti in trattamento specialistico ambulatoriale e al 70% nei pazienti obesi ospedalizzati.

Il disturbo colpisce maggiormente il sesso femminile, con un rapporto di 3 a 2. L’insorgenza del comportamento incontrollato avviene con maggior frequenza nella tarda adolescenza e dopo la terza decade; viene diagnosticato più frequentemente tra gli adulti nella fascia di età compresa tra i 30 e i 40 anni, la maggior parte dei quali alla catamnesi avevano presentato disordini dello spettro alimentare in media attorno ai 20-21 anni. Dopo i trent’anni mantiene un andamento costante fino ai 55 anni e poi si assiste una flessione netta nella senescenza. Sono soprattutto le donne a  intraprendere trattamenti medici multidisciplinari, motivate inizialmente dalla preoccupazione per il proprio aspetto  fisico e che richiedono un trattamento dietologico per contenere  il problema del sovrappeso. 

MANIFESTAZIONI CLINICHE

 

Dal punto di vista clinico l’aspetto peculiare del BED è rappresentato dall’abbuffata che a differenza della bulimia nervosa non si presenta sotto forma di singole crisi nel corso della giornata, bensì, il soggetto, in alcuni giorni ingerisce grosse quantità di cibo durante le 24 ore, mentre in altri è presente un’alimentazione normale o addirittura ristretta.

Nei giorni "binge" sono preferiti cibi ricchi di grassi e una quantità minore di proteine o fibre.

In media si possono presentare 3-4 giorni "binge" nell’arco di una settimana.

Dal punto di vista psicopatologico Telch ed Agras nel 1994 hanno rilevato la presenza nei pazienti BED rispetto agli obesi normali di una eccessiva preoccupazione riguardante il peso corporeo, l’aspetto fisico ed il comportamento alimentare.

Essi sono in continua lotta per evitare le abbuffate ed hanno aspirazione ad elevati standard di perfezione nella dieta al pari dei bulimici, laddove non sono presenti strategie di controllo della quantità di cibo.

Gli eccessi alimentari non sono associati a comportamenti espulsivi, ma una parte dei pazienti può presentare saltuariamente abuso di lassativi e vomito autoindotto, mentre non è presente tendenza ad eccedere con l’attività fisica, in linea generale il loro comportamento è prevalentemente sedentario come negli obesi.

Il modo discontrollato di alimentarsi determina notevole aumento di peso e frequentemente ampie fluttuazioni anche superiori a dieci chili nel giro di alcune settimane. Se presente, l’incremento ponderale tende ad essere progressivo, è stato infatti dimostrato che l’atteggiamento alimentare compulsivo si aggrava con l’aumento dell’adiposità.

Del resto pazienti BED hanno difficoltà ad attuare un regime dietetico dal momento che il disturbo, in caso sia attuato un programma di restrizione alimentare, determina una maggiore incidenza di drop-out, una minore perdita di peso o un più rapido recupero dello stesso.

Tra i fattori patogenetici del disturbo vanno considerati una predisposizione all’obesità, fattori di rischio non specifici per disordini alimentari ed esperienze infantili avverse.

COMPLICAZIONI DI TIPO MEDICO

Le complicanze sono legate all'aumento significativo del peso corporeo cui questi soggetti vanno incontro e sono quelle tipiche dell'obesità. Il diabete si riscontra in misura tre volte maggiore nelle persone obese rispetto a quelle normopeso; il rischio è superiore quando esiste una familiarità positiva per diabete.
L'ipercolesterolemia aumenta il rischio di andare incontro a problemi cardiovascolari. Sembra che l'obesità sia correlata ad un aumento del colesterolo nel sangue fino a 40-50 anni, dopodiché non sembra esistano differenze significative con i soggetti normopeso.
L'ipertensione arteriosa è presente in circa il 35-45% degli obesi, percentuale più che doppia rispetto alla popolazione generale. I rischi correlati sono rappresentati dall'infarto al miocardio, dall'ictus e dalle malattie renali.
La malattia coronarica (infarto) rappresenta la principale causa di morte in Italia ed è dovuta alla riduzione del flusso sanguigno nelle coronarie.Le alterazioni della funzione respiratoria si verificano più frequentemente negli uomini in particolar modo quando il peso eccede del 50% il peso ideale e il grasso è presente soprattutto a livello addominale (obesità viscerale). Le conseguenze sono rappresentate dalle apnee notturne e da colpi di sonno durante il giorno, tale quadro comporta un aumentato rischio di morte improvvisa.

L'obesità comporta un rischio maggiore di mortalità per tumori. Si ritiene che un eccesso di peso del 40% rispetto al peso ideale comporti un aumento del rischio del 33% negli uomini (stomaco, colon, retto, pancreas) e del 55% nelle donne (colecisti e vie biliari, seno, utero e ovaie).Infine, l'aspettativa di vita e la qualità della stessa è fortemente compromessa nelle persone obese. Un miglioramento consistente delle proprie condizioni di salute è già ottenibile con una modesta riduzione di peso, pari al 10% dello stesso.

 

FATTORI SCATENANTI

 

Non ci sono informazioni certe riguardo le cause che possano determinare in soggetti sani l’insorgenza del binge eating anche se sono stati compiuti diversi studi sull’argomento.

Una recente ricerca ha cercato di chiarire alcuni aspetti: in primo luogo, se il binge eating è un disturbo famigliare, e quindi presumibilmente con una componente genetica, se è necessariamente legato all’obesità. Per farlo si è provveduto a identificare 150 uomini e donne sovrappeso affetti dal disturbo e altrettanti, sempre sovrappeso o obesi, ma senza il tratto del BED. Per ciascuno di loro si è poi provveduto ad analizzare i consanguinei per scoprire sia se anch’essi soffrivano o avevano sofferto del disturbo sia per valutarne il sovrappeso. In effetti, la risposta è stata affermativa: i consanguinei di chi presenta il binge eating disorder hanno un rischio più che doppio (2,2 volte) di avere lo stesso problema. Inoltre tra i consanguinei di persone con BED era comunque più diffusa l’obesità grave (indice di massa corporea superiore a 40). Certamente non si può dire quanto pesi l’ambiente (le abitudini famigliari, per esempio) e quanto il corredo genetico. Però vengono in soccorso al riguardo altri studi, condotti sui gemelli, che mostrano almeno due cose: che ci sono fattori genetici differenti da quelli che valgono per l’obesità “semplice” e che non ci sono prove che i fattori ambientali familiari abbiano un peso significativo (in altre parole, anche facendo crescere i gemelli in situazioni differenti, resta la maggiore probabilità che in entrambi si sviluppi il BED).

 

Nel caso della Bulimia Nervosa è stato dimostrato che un regime marcatamente ipocalorico predisponga all’insorgenza di crisi bulimiche, per il BED non è sicuro il ruolo che le restrizioni dietetiche rivestono in caso di pazienti obesi nello scatenare il disturbo da Alimentazione Incontrollata.

L’insorgenza delle crisi bulimiche nei pazienti BED infatti, è precedente all’instaurarsi di un regime ipocalorico nel 49% dei casi e contemporaneo nel 13% ma non è necessariamente correlato al sovrappeso dal momento che se è vero che il disturbo si presenta in pazienti obesi, esso però prende origine nel periodo dell’adolescenza in cui essi erano normopeso.

Sta di fatto che la dieta ipocalorica non peggiora i sintomi dei pazienti BED anzi sembra che la riduzione di peso determini un miglioramento sia della frequenza che della gravità delle abbuffate anche in caso di restrizioni alimentari.

Nell’ambito di una prospettiva terapeutica va sottolineato come una riduzione dell’adiposità sia un fattore favorente il controllo del disturbo.

 

È stato analizzato inoltre da Waters, Hill e Waller la correlazione esistente nello scatenamento dell’episodio di craving tra fattori esterni come ora del giorno ed ambito sociale e fattori interni come emozioni negative, disturbi cognitivi, fame o preferenza per alcuni cibi.

Questo studio è derivato dall’osservazione che un episodio binge si presenta con maggior frequenza il mattino rispetto alle ore serali ed è più probabile che i soggetti si trovino da soli. Questo accade perché il meccanismo del craving ha una valenza di tipo omeostatico volta a normalizzare una condizione in cui non è stato introdotto cibo per un lungo tempo.

L’associazione inoltre con stati emotivi negativi viene spiegata tenendo in considerazione la funzione del sintomo che sarebbe volto a compensare il senso di solitudine presente al momento della crisi.

Se il discontrollo alimentare è favorito da stati d’animo quali disforia, senso di noia, tristezza, rabbia, i disturbi dell’umore in quanto tali si presentano in modo più frequente nei pazienti obesi BED positivi rispetto a quelli BED negativi.

In conclusione si può affermare che sia fattori esterni che interni in modo integrato, sono responsabili di scatenare una crisi per cui se si vuole ridurre la gravità dei fenomeni binge vanno opportunamente regolati.

 

COMORBIDITA’

 

La diagnosi di BED è strettamente associata con variabili definite esterne rispetto alle caratteristiche proprie del disturbo quali: difficoltà in ambito lavorativo o in ambito sociale, distorsione nella visione del proprio corpo, dell’aspetto fisico e del peso, tempo trascorso nell’età adulta sotto regime dietetico, storia di depressione ed altri disturbi psichiatrici, abuso di alcool e droghe.

Numerosi studi, hanno evidenziato che rispetto ai pazienti obesi senza BED quelli obesi con questo disturbo presentano una maggiore sofferenza psicologica e comorbidità psichiatrica, in particolare per la depressione. In un recente studio è stato osservato che gli individui obesi con BED hanno una storia di depressione maggiore 12,9 volte più frequente rispetto a quelli senza questo disturbo. Secondo vari clinici, nelle persone obese con BED esiste una stretta associazione tra peggioramento del tono dell’umore e aumento delle abbuffate; a tale proposito alcuni resoconti avevano già in passato sottolineato il fatto che pazienti obesi coinvolti in un programma dietetico tendono ad aumentare di peso quando vanno incontro a un episodio di depressione maggiore. Infine non va sottovalutato che sia l’obesità sia le abbuffate possono contribuire allo sviluppo della sintomatologia depressiva. L’obesità nei paesi occidentali è fortemente stigmatizzata e per molti soggetti obesi affrontare giornalmente tale pregiudizio può favorire lo sviluppo di depressione. Il senso di perdita di controllo che si accompagna per definizione alle abbuffate è inoltre estremamente egodistonico e può causare o esacerbare la sintomatologia depressiva.
 I soggetti in sovrappeso od obesi (in particolare le donne) sono ripetutamente sottoposti alla discriminazione e allo scherno degli altri perché, nonostante sia stata dimostrata la componente genetica dell’obesità, è opinione diffusa, anche tra i medici, che le persone diventano obese soprattutto perché sono golose o perché hanno scarsa forza di volontà. La maggior parte delle pazienti con BED è consapevole che la determinazione della taglia corporea non è solo una questione di disciplina personale, ma il fatto che la loro alimentazione sia irregolare ed eccessiva facilita l’incorporazione della visione moralistica enfatizzante il ruolo della scarsa disciplina come determinante principale dell’alimentazione eccessiva e dello sviluppo dell’obesità. Ciò spiega il perché quasi tutti i soggetti con questo disturbo abbiano vergogna del loro comportamento e della loro obesità e attribuiscano a se stessi la causa dei loro problemi di alimentazione e di peso.

Un recente lavoro ha documentato l’esistenza di una stretta associazione tra depressione e vergogna per il proprio corpo; tale fatto suggerisce che quest’ultima può giocare un ruolo centrale nella relazione complessa tra depressione e abbuffate.

Inoltre Yanovski et al. hanno dimostrato che in un campione di individui moderatamente o severamente obesi, il BED è significativamente associato con depressione maggiore, disturbo di panico, bulimia nervosa, abuso di sostanze, per le diagnosi su Asse I e disturbo borderline, istrionico e evitante di personalità per le diagnosi classificate sull'Asse II (gruppo B e C).

 

TERAPIA

 

Data la molteplicità delle manifestazioni cliniche del BED, il suo trattamento richiede l’integrazione di diversi approcci terapeutici che vanno ad agire sul disturbo della condotta alimentare e sull’obesità presente nella maggioranza dei casi.

Gli specialisti consigliano di trattarlo sia come forma di obesità che come disturbo alimentare, in quanto le correlazioni biologiche evidenziate nei pazienti affetti da BED sono molto simili a quelle presenti nei pazienti obesi non affetti da BED.

 

FARMACOTERAPIA

 

Nei pazienti affetti da BED sono stati testati vari farmaci psicoattivi tra i quali i soppressori dell’appetito e gli anticonvulsivanti; ciò nonostante gli antidepressivi sono la classe più utilizzata sia in considerazione della correlazione clinica riscontrata tra binge eating e bulimia, sia per la frequente associazione con la sintomatologia depressiva.

Essi determinano riduzione delle abbuffate, calo ponderale e una maggiore efficacia sui pazienti BED rispetto agli obesi normali.

Tra i triciclici l’imipramina e la desipramina costituiscono le molecole di più comune impiego in 2 diversi studi.

Nella classe degli SSRI, gli studi più recenti hanno valutato l’azione della fluvoxamina e della sertralina a breve termine su pazienti con diagnosi di BED secondo il DSM-IV- TR.

Nel primo studio di 9 settimane su 85 pazienti a dosi flessibili comprese tra 50-300 mg/die, la Fluvoxamina in confronto con placebo ha determinato una significativa riduzione nella frequenza degli episodi binge, un miglioramento della psicopatologia dei pazienti misurata sulla CGI ed il riscontro della riduzione del BMI.

Lo studio sulla Sertralina comprendeva 54 pazienti a cui veniva somministrata la Sertralina (18) o placebo (16) a dosi flessibili comprese tra 50-200 mg/die per 6 settimane.

Anche in questo studio è stata riscontrata alla sesta settimana una consistente riduzione degli episodi binge da 7,6 a 1,13 per settimana, accompagnato da un calo del punteggio totale sul "Clinical Global Impression severity", un aumento del punteggio sulla scala "CGI Improvement" ed una significativa riduzione del BMI.

Un’indagine più articolata è stata compiuta da Devlin che ha testato l’efficacia della phentermina e della fluoxetina nel BED quando somministrate in associazione con la terapia cognitivo comportamentale.

I risultati a breve termine hanno confermato la maggiore efficacia del trattamento integrato rispetto alla sola psicoterapia per quanto concerne la riduzione delle crisi alimentari, del peso corporeo e il miglioramento del tono dell’umore e della percezione della propria immagine, tuttavia nel trattamento a lungo termine si può avere un recupero del peso, soprattutto in caso di sospensione dei farmaci.

Le linee guida prevedono che l’intervento farmacologico nei pazienti BED debba essere attuato ogni qualvolta il disturbo si riveli così severo da compromettere la vita del paziente o a seguito del fallimento di un trattamento psicoterapeutico. Nella scelta iniziale tra gli antidepressivi, come in caso di altri disturbi alimentari, gli SSRI sono da preferirsi.

Questa è stata la conclusione di Mayer e Walsh, in virtù del fatto che essi associano all’efficacia clinica, una tollerabilità superiore a quella di altre classi. Come farmaco di seconda scelta viene indicata la desipramina che è l’unico tra i non-SSRI riportato come efficace nel BED.

Le dosi ed il tempo di risposta sono sovrapponibili a quelli della bulimia nervosa e della sindrome depressiva.

Sono stati testati anche farmaci soppressori dell’appetito come la fenfluramina e defenfluramina, essi hanno determinato una riduzione della frequenza degli episodi binge con il riscontro tuttavia di gravi effetti avversi quali ipertensione polmonare e deformazioni valvolari.

 

TRATTAMENTO PSICOTERAPICO

Il trattamento più efficace per il BED, sembra essere la Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT). La CBT per questo disturbo applicata nei trial randomizzati di ricerca è stata messa a punto alla fine degli anni Ottanta presso l’Università di Pittsburgh ed è basata sul modello di Fairburn per la bulimia nervosa. Alcune differenze rispetto ai pazienti con bulimia nervosa hanno però determinato la necessità di adattare la CBT per soddisfare le necessità specifiche dei pazienti con BED.
La durata del trattamento è più lunga (22 sedute in 24 settimane), ma la struttura è identica (tre fasi finalizzate ad erodere i principali fattori cognitivi e comportamentali di mantenimento del disturbo, terapia individuale, ecc.). La più lunga durata del trattamento sembra essere necessaria per favorire la normalizzazione del comportamento alimentare molto disturbato di questi pazienti e massimizzare il numero dei potenziali responder al trattamento.

 
La CBT è in grado di determinare una diminuzione delle abbuffate in più dei due terzi dei pazienti e l’astinenza in più della metà dei casi, mentre non determina alcuna modificazione di peso. Purtroppo i risultati brillanti riportati dai trial controllati che hanno studiato l’efficacia della CBT sono a breve termine, e poco sappiamo se sono mantenuti nel tempo.

Se la CBT fallisce possono essere indicate altre forme di trattamento. Purtroppo oggi non abbiamo dati scientifici che ci permettano di suggerire il trattamento di scelta alle pazienti che non rispondono alla terapia cognitivo comportamentale. Tuttavia, l’esperienza clinica suggerisce che si possono provare le seguenti opzioni: terapia interpersonale, considerando che il disturbo dell’alimentazione insorge nell’adolescenza spesso in un contesto di difficoltà interpersonali e maturative, inoltre la depressione, l’ansia e la rabbia sono emozioni implicate nel peggioramento del comportamento bulimico e spesso possono derivare da conflitti interpersonali.
Alcune ricerche recenti hanno evidenziato che un buon numero di soggetti con BED può rispondere a forme più semplici di trattamento, come ad esempio l’auto-aiuto guidato con i libri. Il prof Fairburn ha recentemente completato uno studio in cui ha confrontato l’auto-aiuto guidato (9 incontri di 20 minuti con un terapeuta) con l’auto-aiuto puro e con l’assenza di trattamento (lista d’attesa). Entrambe le forme di terapia sono risultate efficaci: alla fine del trattamento, il 43% dei soggetti che avevano seguito l’auto-aiuto e il 50% di quelli che avevano svolto l’intervento di auto-aiuto guidato avevano smesso di abbuffarsi e questo tipo di risultati è stato mantenuto anche al follow-up svolto sei mesi dopo. Al contrario, solo l’8% dei soggetti in lista d’attesa ha sospeso le abbuffate. La riduzione media di queste ultime, ottenuta nei vari approcci, ha raggiunto il 74% con l’auto-aiuto guidato, il 49% con l’auto-aiuto puro e il 29% in assenza di terapia.

TRATTAMENTO DIETETICO

Nei pazienti affetti da BED è opportuno impostare un trattamento per la riduzione del peso corporeo tenendo in considerazione il fatto che essi presentano una scarsa tolleranza per i regimi alimentari molto restrittivi.

Il programma prevede uno schema alimentare composto da tre pasti regolari più alcuni spuntini, vengono preferiti cibi poveri di grassi.

Tuttavia sebbene le diete a basso introito calorico abbiano determinato buoni risultati in termini di riduzione ponderale, in caso di trattamento prolungato sono meno efficaci e possono determinare un aumento di sintomi quali ansia depressione ed irritabilità.

Gli orientamenti terapeutici più recenti si focalizzano sull’accettazione dell’aspetto fisico e della propria immagine corporea e nel favorire l’esercizio fisico, in generale essi sono rivolti più alla riduzione delle crisi binge piuttosto che alla perdita di peso.

Vanno inoltre menzionati i fattori predittivi di outcome quali: la gravità della depressione, l’entità dell’obesità, la frequenza del binge eating, la durata del disturbo. Essi vengono presi in considerazione dal momento che sono un mezzo che ci permette potenzialmente di predire la risposta nella dimensione somatica, psicologica e comportamentale.

 

BIBLIOGRAFIA

 

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  • TRIDENTI A., BOCCHIA S. Il fenomeno anoressico/bulimico, Masson, Milano, 1994.





Ambiti di Intervento

  • Consulenza e psicoterapia individuale e di coppia
  • Trattamento di disturbi d’ansia, attacchi di panico e depressione
  • Disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, abbuffate compulsive)
  • Colloqui di sostegno psicologico (per problematiche legate a stress, autostima)
  • Consulenze sessuali
  • Disturbo ossessivo compulsivo
  • Consulenza psicologica rivolta al singolo, ai genitori, alle famiglie per minori a rischio

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Ultima modifica: 19/02/2016